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A cura della Psicologa Dott.ssa Elisa Dingi

Le coppie: vissuti, crisi e terapia

Ognuno di noi  è già predisposto, a livello inconscio ad un particolare  incontro; si incontra ciò che nel nostro inconscio esiste già. Freud diceva che “trovare l’oggetto del desiderio, in realtà, vuol dire solo ritrovarlo”.

Il partner ci sembra una persona già conosciuta perché spesso ha delle caratteristiche e dei modi di fare che ci riportano al carattere e al modo di relazionarsi dei nostri genitori. Ognuno di noi è già in qualche modo predisposto o a riproporre o ad evitare con tutte le sue forze ciò che ci ha influenzato tanto profondamente nel nostro passato.

L’altro ci sembra così “familiare”, è come se ci si conoscesse da sempre e la scelta non è mai casuale: siamo attratti da quei modi di fare e di essere dell’altro che ci riconducono profondamente al primario rapporto d’amore con le figure genitoriali. Ognuno di noi è predisposto a riprodurre o al contrario a fuggire questa relazione primaria che ci ha segnato profondamente..

SI viene a creare una sorta di idealizzazione del partner; si annullano i confini tra l’Io e il Tu e si diventa così “una cosa sola”. Ci sono anche persone che vengono sopraffatte dal timore di essere “soffocate”all’interno della relazione. Inoltre potremmo essere attratti da qualcuno che ci ricorda nostro padre o nostra madre, o meglio l’immagine che di loro abbiamo introiettato nell’inconscio. E’ sempre vivo in noi il desiderio che il partner ci permetta di avere una riedizione del rapporto speciale che abbiamo avuto con i nostri oggetti d’amore passati.

Da un’indagine risulta che le componenti che molti di noi riconoscono come fondanti di un rapporto d’amore sono:

1) la fedeltà

) la stima

3) il rispetto

4) l’attrazione fisica

5) la progettualità e gli interessi comuni

Ma anche tutte queste componenti prese insieme potrebbero essere riassuntive del sentimento amoroso? La risposta è no. L’esperienza dell’innamoramento è qualcosa di unico nel suo genere. E’ qualcosa che sconvolge profondamente e che ci può anche far cambiare gusti, modi di pensare, abitudini,….

 Come capiamo quando siamo veramente innamorati? Quando dedichiamo tutte le energie nel tentativo di capire quale posto ognuno di noi occupa nella vita dell’altro e non riusciamo più a vivere se non abbiamo il partner al nostro fianco, quando cerchiamo continuamente le prove reali del fatto che ci ama, quando sentiamo forte la sua mancanza, e diventa l’unico che può colmare quel vuoto con la sua presenza. Essere innamorati vuol anche dire svegliarsi con quella sensazione di felicità e così anche avvenimenti come andare a lavoro o affrontare un esame difficile all’università acquisiscono un valore differente.

LA CRISI DI COPPIA

Ciò che negli ultimi 30-40 anni si è rilevato a livello sociale è la crescente fragilità dell’istituzione familiare e soprattutto della coppia che ne è alla base.  Emergono molte vulnerabilità  legate non solo a fasi di passaggio nell’arco evolutivo della coppia (figli, menopausa e crisi di mezz’età, malattie ed invecchiamento) ma iscritta trasversalmente lungo tutta l’esistenza della coppia stessa. Questo può essere cagionato dalle seguenti ragioni:

1) modificazioni socio-culturali che hanno portato ad una modifica anche dei ruoli assunti all’interno  e fuori della famiglia (quasi tutte le donne lavorano  a tempo pieno o part-time e molte aspirano ad una carriera professionale che spesso le porta a dover fare delle scelte  difficili e contrastate).

2) allungamento dell’età media di morte (se nel dopoguerra la previsione di vita media era sui 60-70 anni ora ha superato gli 80)

3) l’età in cui in genere si arriva a procreare si è spostata in avanti di 10-15 anni per le donne ( ora si attesta intorno 30-35 anni ed in alcuni casi le primipare hanno anche 40 anni) fenomeno dovuto all’allungamento della vita media, al prolungamento degli studi (quasi tutti vanno all’università e poi impiegano alcuni anni a trovare un lavoro confacente) ed anche a scelte professionali e di vita.

4) la profonda crisi economica che ha colpito tutto il mondo nel 2008.

Tutto questo ha avuto un grande contraccolpo sulla strutturazione delle famiglie e sulle relazioni al loro interno.

Innanzitutto il passaggio dalla famiglia estesa (che prevedeva la presenza di più figli) a quella nucleareha determinato la centralizzazione delle competenze parentali nelle figure del padre e della madre generando una dipendenza emotiva esclusiva tra i coniugi e tra essi e i figli. La presenza spesso solo dei genitori nella gestione del figlio ha fatto sì che essi facessero fatica a preservare la propria dimensione coniugale

C’è stato poi un sostanziale sfaldamento ed una discontinuità tra le trame generazionali. Non esiste più un modello familiare consolidato a cui fare riferimento ed in grado di funzionare quale involucro psichico con funzioni di contenimento.

La coppia da una parte ha sicuramente una maggiore libertà di scelta individuale che un tempo era un tabù (l’uomo non avrebbe mai potuto assentarsi per un congedo paternità e la donna non sarebbe mai andata a lavorare lasciando la cura della prole ai propri genitori, all’asilo nido e scuola materna, ad una baby sitter o al proprio compagno) dall’altra la modifica del proprio ruolo, delle proprie funzioni, delle norme valoriali. Gli individui riconoscono il legame di coppia come un oggetto privilegiato, come determinante per la propria vita emotiva in misura maggiore rispetto al passato affidandogli il compito di avamposto psichico contro la solitudine intesa come coscienza della propria separatezza.

Da anni stiamo assistendo ad un sostanziale incremento della fragilità narcisistica nelle persone. L’appagamento di desideri personali tende ad essere ricercato in forma assoluta e il differimento della gratificazione è qualcosa di inaccettabile e i progetti non realizzati vengono vissuti come sconfitte e fallimenti spesso accompagnati da una profonda rabbia. In molte relazioni il partner viene considerato come una sorta di “oggetto sè”  con una negazione profonda dell’alterità.

Il fatto poi di arrivare a scoprire dopo un certo periodo di tempo che l’altro è separato ed ha proprie idee e sentimenti può determinare  la negazione della realtà,  movimenti volti a forzare l’altro ad un cambiamento o come detto sopra reazioni molto forti di impotenza, frustrazione e rabbia.

Questa onnipotenza narcisistica spesso rischia anche di far fallire la terapiaperché vengono messe in campo richieste di risoluzione magica dei problemi di coppia in risposta ad una profonda angoscia legata all’inadeguatezza, c’è il desiderio che il problema venga risolto subito senza tempi di attesa e spesso manca anche una cornice affettiva che garantisca un’adeguata dipendenza emotiva (sia tra i membri della coppia sia verso il terapeuta). La vicinanza emotiva profonda viene vissuta come pericolosa perché c’è il timore di essere sottomessi e dominati o addirittura fagocitati dall’altro. Un Sè fragile tenderà quindi a strutturarsi su fantasie di onnipotenza con un adattamento relazionale solo superficiale.

A volte, ed è qui che si genera spesso la crisi, la coppia ha difficoltà a reperire dentro di sè le risorse emotive per dare vita ad un progetto generativo proprio e a costituirsi quale contenitore per la nascita di se stessa e dei figli.

IL TRADIMENTO

L’infedeltà è un evento molto doloroso che distrugge il patto di fiduciatra i due partner, sconvolge gli equilibri che tenevano in piedi la coppia. Gli etologi sostengono che il maschio è istintivamente portato ad avere più rapporti per propagare la specie; per la psicoanalisi l’uomo ha bisogno di verificare continuamente la sua efficienza sessuale. La domanda è: il mio pene funziona bene? Il tradimento è generalmente collegato ad una sofferenza e non è facile tradire, senza provare ansia o senso di colpa.

Amare vuol dire elevare sopra un piedistallo la donna amata mentre desiderarla sessualmente significa farne un oggetto, l’obiettivo delle proprie pulsioni. E’ faticoso far coesistere  l’aspetto  della donna angelicata e quello dell’oggetto sessuale nella stessa persona e a volte gli uomini scelgono  due figure femminili distinte . Può succedere che l’ infedeltà coincida con la nascita dei figli, quando la donna è portata a concentrarsi sul figlio e “trascura” il marito. In questi casi lo stesso si sente quasi legittimato ad avere una relazione parallela che lo ripaghi delle attenzioni mancate.

Per la donna, il termine di paragone viene ad essere la madre, le figlie si confrontano con la capacità generativa. Il bisogno di sicurezza e la stabilità sono, in fantasia, garantite dalla capacità di fare dei figli. Le donne, se tradiscono, il più delle volte è perché si innamorano, raramente trascinano la storia clandestina a lungo, prima o poi arrivano ad una decisione, preferiscono vivere i sentimenti alla luce del sole.

Il tradimento ci dice che all’interno della coppia si è rotto uno schema di continuità, che poteva essere rassicurante ma non costruttivo.  Non è mai un evento inaspettato e inspiegabile ( a differenza di quanto sostengono i partner traditi) perché si inserisce all’interno di un rapporto che ha già delle fratture manifeste o nascoste, dove ci sono dei vuoti che si cerca di colmare: un’altra persona, un lavoro, una nuova passione. Ci dà indicazioni sul fatto che forse nessuno o quantomeno uno dei due in quella coppia non è presente al rapporto. Sono due partner che restano vicini, però non sono più “realmente insieme“;  possono anche avere una vita  sessuale intensa  e solo in apparenza essere felici ma non si entusiasmano più, non c’è più piacere di parlarsi ed ascoltarsi. In estrema sintesi non si provano più le stesse emozioni dell’inizio del rapporto. 

Secondo diverse teorie il tradimento è un evento che va letto in chiave positiva e che ha potenzialità trasformative. E’ un  tentativo estremo (inconscio)che la coppia in crisi mette in atto nella speranza di cambiare. I due partner ne sono coinvolti allo stesso modo e ne subiscono entrambi un forte contraccolpo. È un modo inconsapevole usato dalla coppia per evitare di far fronte ai propri problemi. Perché il patto alla base di una relazione amorosa non è scontato ma va rinnovato continuamente ed è in questo senso che è possibile vedere linfedeltà come elemento costruttivo. Le ristrutturazioni degli equilibri di coppia sono sempre complesse e delicate.
In Amare tradire”  lo psicoanalista Aldo Carotenuto scrive che anche se spesso il tradimento viene vissuto come la distruzione dellamore, in realtà esso rappresenta il motore della sua trasformazione”. Il messaggio è che cambiamento e fallimento sono profondamente legati e quindi se non attraversiamo il fallimento, lerrore, la ferita, la disillusione non saremo in grado né di guarire, né di proseguire per la nostra strada”.

QUANDO CI SI SENTE SOFFOCARE.

All’inizio di una storia d’amore è fondamentale condividere tutto: amici, gli stessi film, lo sport. Molti sono convinti che quando si ama, si debba fare inevitabilmente le stesse cose o pensare nello stesso modo, altrimenti non è vero amore. In un secondo momento, può accadere di avere la sensazione di perdere la propria identità:  il partner diventa una sorta di prolungamento noi stessi. Il desiderio di condividere momenti si affievolisce e subentra monotonia e stanchezza. Capita così di sentirsi soffocare all’interno della coppia e si comincia ad avere confusione sui propri sentimenti. Essere chiusi all’interno del rapporto crea dubbi sulla capacità di distinguere i propri desideri e bisogni da quelli dell’altro e cominciano a verificarsi sentimenti claustrofobici. Essere in due vuol anche dire saper dire di no, affermare e coltivare se stessi al di là dell’altro, sottolineare le differenze.  Sarebbe fondamentale coltivare interessi ed hobbies individuali e non sforzarsi sempre di fare quello che all’altro fa piacere. Prima o poi saremo così stanchi che  incolperemo l’altro delle nostre  frustrazioni.

Se nella coppia uno dei due comincia a fare dei passi autonomamente, senza la presenza dell’altro, quest’ultimo potrebbe soffrirne molto, viverlo come un tradimento. Chi comincia a ricercare spazi non condivisi ha probabilmente preso coscienza di essere stato prigioniero di schemi comportamentali non autentici. Il punto di forza di una coppia solida è capire che il creare spazi autonomi non è la negazione dell’amore ma anzi la garanzia che esso potrà esprimersi liberamente che arricchirà e porterà nuove energie alla relazione. La relazione simbioticanon è una relazione autentica perché i due partner non scambiano nulla ma tendono a ” voler possedere” l’altro oppure voler garantirsi la dipendenza dell’altro(nella speranza vana che non fugga). In queste coppie in genere manca il confronto aperto perché si teme disperatamente il conflittoche potrebbe fare da scintilla a paure abbandonicheassolutamente ingestibili.

LA SEPARAZIONE

Chi sperimenta una separazione assiste alla conclusione di un sogno di reciprocità, al fallimento di un progetto insieme all’altro. Nei casi di rottura del rapporto di coppia, spesso chi se ne va è il più forte psichicamente. Più raramente la rottura è voluta da entrambi i componenti della coppia. Vi sono diversi tipi di dolore che si accompagnano alla separazione e che vengono anche vissuti con entità diversa a seconda che si sia la persona che lascia o colui/lei che viene lasciato/a. Chi lascia in genere sta molto male prima dell’evento ma durante e dopo vive meglio la situazione. Chi viene lasciato sta invece molto male durante e soprattutto dopo e prova dei forti sentimenti di rancore per l’ex compagno. Subentra un forte desiderio di rivalsa per i torti subiti e contemporaneamente l’illusione che l’altro ritorni.

L’elaborazione di un fallimento affettivo si evolve in più fasi: il dolore iniziale, la presa di coscienza, la rabbia, il senso di colpa, lariprogettazione della propria vita. La persona separata o divorziata soffre molto di più se non ha la vicinanza affettiva di parenti o amici. Non è certo facile imparare a gestire la propria vita senza l’altro/a . La peggior reazione però, dopo un insuccesso del rapporto di coppia, è chiudersi in se stessi, colpevolizzarsi, cadere in una crisi di autosvalutazione.

Nelle prime fasi dell’ ” elaborazione del lutto”,la persona lasciata pensa solo ai momenti belli trascorsi con l’ex compagno/a. A volte diviene impossibile accettare la realtà del distacco e il dolore sembra insopportabile (in alcuni casi purtroppo le persone cercano anche di porre fine alla propria vita o a quella dell’altro). La separazione dal partner certamente disorienta, però, può essere anche fonte di una rinascita personale. Se la separazione è vissuta con un disagio tanto forte da rendere estremamente difficoltoso il condurre una normale esistenza può rivelarsi importante rivolgersi ad uno psicoterapeuta di fiducia.

Le donne, rispetto agli uomini, riescono più facilmente a chiudere un rapporto prima di dare vita ad un altro: forse sono più predisposte ad interrompere quando sentono di potersi fidare del nuovo partner e di poter contare sul suo attaccamento.

Sapersi separare vuol dire aver raggiunto la capacità di individuazione, avere una chiara identità personale, e una chiara rappresentazione di sé e degli altri. Non ci si può separare senza provare o accettare il dolore..